I sette blocchi
Perché è fatto così
Il codice fiscale nasce con il D.P.R. 605 del 1973, che istituisce l'anagrafe tributaria, e prende la forma attuale con il decreto del Ministero delle Finanze del 23 dicembre 1976. L'idea è pratica: un identificativo che chiunque possa ricostruire dai dati anagrafici con carta e penna, senza consultare un archivio, e che permetta di scoprire gli errori di trascrizione grazie all'ultima lettera. È per questo che il codice «parla»: contiene davvero sesso, data e luogo di nascita, e per questo esiste il codice fiscale inverso.
Il rovescio della medaglia è che un codice costruito solo dai dati anagrafici non è unico per forza: due persone con cognome e nome simili, nate lo stesso giorno nello stesso comune, otterrebbero gli stessi sedici caratteri. Il decreto prevede per questo l'omocodia, un meccanismo di sostituzione che rende il codice unico ma lo rende anche impossibile da ricalcolare da casa.
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Il codice fiscale di società ed enti
Soggetti diversi dalle persone fisiche (società, associazioni, enti pubblici, condomìni) hanno un codice fiscale di undici cifre, senza alcun dato codificato: sette cifre progressive, tre cifre dell'ufficio che lo ha attribuito e una cifra di controllo finale, con la stessa struttura della partita IVA. Non si può «decodificare»; si può solo controllarne la coerenza formale.
